Alimentazione

Slow Food: mangiare lentamente fa bene alla corpo e allo spirito

Nonostante la società moderna ci spinga sempre di più verso una vita a 100 all’ora, fatta di ritmi frenetici, stress e poco tempo da dedicare a noi stessi, una filosofia nuova sta prendendo sempre più piede, promulgando l’esigenza di un ritmo di vita “slow”, cioè lento.

Lo “Slow Movement” ha contagiato diversi ambiti della vita ed uno dei suoi filoni più seguiti è quello dello “Slow Food”, contrapposto all’imperante “Fast Food”, ormai noto per essere poco salutare ed equilibrato. A questo proposito, se volete cambiare idea sui più famosi Fast Food del mondo date un’occhiata al documentario “Supersize me”, nel quale il regista sperimenta un regime alimentare estremo fatto solo di panini, bibite e dolciumi acquistati nei McDonald’s e nei Burger King e, alla fine, rischia quasi di rimetterci la vita.

Ma torniamo allo Slow Food. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che mangiare lentamente induce al raggiungimento di un corretto senso di sazietà, informando immediatamente il cervello che è ora di smettere. Questo però non accade quando ci si abbuffa. Il cervello non riceve le giuste informazioni perché viene letteralmente disorientato e confuso da una consumazione di cibo troppo rapida, finendo così per non raggiungere a tempo debito la condizione di sazietà che ci permette di smettere di mangiare quando “si è pieni”.

La diretta conseguenza è che si continua a mangiare anche se si è ingerita una quantità sufficiente di cibo, e la mole di alimenti consumata si trasforma presto in chili di troppo e problemi fisici vari (a livello del cuore, della circolazione sanguigna, del colesterolo, delle funzioni epatiche, e così via). In aggiunta, nelle abbuffate si perde una componente essenziale per l’apprezzamento della buona cucina, cioè il godimento lento dei sapori.

Il movimento dello “Slow Food” nasce dalla volontà di riscoprire il piacere legato alla tavola, prendendosi il giusto tempo per assaporare il cibo e godere della buona cucina. Il primo obiettivo è quello di diffondere una corretta “educazione al gusto”; il secondo è quello di salvaguardare la biodiversità e gli alimenti tradizionali; il terzo, infine, è quello di incoraggiare l’adesione ad un modello alimentare che, da un lato, rispetti l’ambiente e l’uomo, e, dall’altro, sostenga i produttori tradizionali, mettendoli in collegamento in una sorta di rete internazionale per l’acquisto, il consumo e la diffusione dei saperi.

Per saperne di più: www.slowfood.it

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